Ispra, Varese, c’è da anni un Centro di eccellenza per la ricerca scientifica che ho visitato con il gruppo dei giornalisti scientifici europei, EUSJA. L’esatta denominazione è: Centro Comune di ricerca scientifico (JRC- Joint Research Centre) della Commissione Europea di Ispra (Varese) che è l’organo ufficiale che emana direttive per diversi settori scientifici, al motto “Scienza al servizio della società”. Lo scopo: rendere più sicura la vita dei cittadini europei. Al Centro di Ispra si parla solo inglese e per potervi accedere è come si varcasse una terra straniera: controllo documenti, bagaglio ecc. . Ogni due anni il Centro fa un “open day”, ovvero una giornata aperta al pubblico, l’ultimo si è tenuto il 16 maggio 2009 in occasione del cinquantenario, e per poterlo visitare ecco il sito web: www.jrc.ec.europa.eu, e-mail jrc.info@ec.europa.eu. Giorni speciali sono dedicati alle scolaresche che ne fanno richiesta.
Il JRC è sorto sull’area dell’Euratom, l’agenzia italiana per la ricerca atomica chiusa quando in Italia si votò contro il nucleare, e data per 99 anni in comodato all’Unione Europea che ha trasformato l’area in un grande ed importante centro di ricerca. Attualmente il JRC conta una equipe di 2750 persone provenienti da tutti i paesi membri, il bilancio annuo è di 330 milioni di euro. Non è solo il Centro di Ispra che lavora per il nostro benessere, altri Istituti di ricerca sono a Geel, Belgio, Istituto di riferimento per i materiali e le misure, a Rotten, Olanda, Istituto per l’energia, a Karlsrhuhe, Germania, Istituto per gli elementi transuranici, a Siviglia, Spagna, l’Istituto per lo studio delle Future tecnologie, a Bruxelles la Direzione generale.
Abbiamo iniziato il nostro percorso visitando l’Istituto per la Protezione e la sicurezza dei cittadini dove Erik Van Der Goot e Jens Linge ci hanno illustrato la raccolta e l’analisi delle informazioni provenienti da ogni parte del mondo, tradotte in dodici lingue e messe in rete. Le fonti delle notizie sono 2.500 e soprattutto focalizzate sull’Europa (web: www.emm/rns medisys.newsbrief)
Visitiamo lo IES, Institute for Environment and Sustainability al quale fanno capo vari tipi di ricerca: sistemi di allarme per i disastri, cambiamenti climatici, veicoli e relativa emissione degli inquinanti.
Successivamente abbiamo incontrato Guido Lemoine e Tom Kemper che ci hanno illustrato il sistema di monitoraggio di analisi automatico dei disastri con i satelliti. Si ha una valutazione immediata dei danni causati da terremoti, uragani, inondazioni, incendi, guerre e predisporre prontamente gli aiuti. Questo sistema denominato GDACS ( Global Disaster Alert Response System) si avvale di piattaforme di rete web sviluppate dal JRC per DG ECHO e UNOCHA (United Nations Office for Coordinantion of Humanitarian Affaire) è uno strumento fondamentale affinché la Commissione Europea possa fornire gli strumenti per affrontare la crisi. Le osservazioni costanti del pianeta generano una informazione unica che danno il via a tutte le fasi del ciclo del disastro: allerta, emergenza, valutazione per le necessità di aiuti per la ricostruzione, ecc. (www.gdacs.org). La notizia del terremoto di Haiti lo scorso gennaio fu inviata a mille abbonati entro dieci minuti dell’avvenimento. Jesus San Miguel ci illustra la rete dei satelliti che monitora le foreste europee, le aree più soggette a combustione e le zone di rigenerazione della vegetazione dopo gli incendi. Ogni Paese membro EU informa la EFFIS (European Forest Fire System) dell’incendio. Ogni anno in Europa vengono bruciati 500.000 ettari di bosco, l’85 per cento dei quali sono aree mediterranee, ma sono soggetti a incendi anche paesi come la Polonia e la penisola scandinava. Agli incendi segue l’erosione del terreno e l’inevitabile disastro ecologico. La risoluzione fotografica del satellite è di 30 Km. e in archivio ci sono già 25 anni di incendi. Sempre con i satelliti si monitorano i poveri del mondo che si aggregano a vivere negli slums. E’ stimato che per il 2020 i poveri saranno 1.4 miliardi ed immagini terribili di degrado umano ci arrivano dagli slums di Legaspi (Filippine), Kibera-Nairobi (Kenia), Abu/Shouk, Darfur (Sudan).
Oltre al sistema di monitoraggio per gli incendi esiste un sistema per le esondazioni European Flood Alert System che ci viene illustrato da Peter Salamoi, E’ un sistema che prevede le esondazioni primaverili che seguono lo scioglimento delle nevi e le piogge torrenziali che colpiscono ultimamente vaste zone dell’Europa.
Visitiamo il laboratorio dedicato alla sicurezza degli edifici, L’European Laboratory for Structural Assessment – ELSA. Qui si fanno ricerche sulla stabilità degli edifici e sui materiali. Nell’edificio c’è una piattaforma che provoca scosse telluriche all’edificio soprastante. Gli ultimi studi rivelano che se le colonne portanti di un vecchio edificio in cemento armato venissero ricoperte da una camicia tubolare in vetro resina, queste supporterebbero l’edificio anche a scosse elevate.
Qui si studiano anche ponti più leggeri e resistenti in fibra di carbonio, validi anche per i viadotti autostradali, resistenti e di più facile manutenzione. Lo studio si estende anche alla progettazione di stazioni ferroviarie, metropolitane e rispettivo mezzo di trasporto, aeroporti, strutture architettoniche che devono essere in grado di minimizzare i danni causati da esplosioni terroristiche.
Jean-Philippe Pataud e Frank Raes ci illustrano la stazione EMEP che raccoglie le ricerche su Atmosfera-Biosfera-Clima. Sul cielo della Lombardia fino alla foce del Po si estende una coltre grigia composta da un miscuglio di inquinanti molto simili a quelli che coprono l’area industriale di Pechino, nord Germania, New York, Sud Africa.
Da qui la necessità di trovare cure, anche drastiche per limitare gli inquinanti e questa ricerca viene fatta nei laboratori che studiano le emissioni degli auto veicoli, moto incluse, e quelle di tutti i motori, tosaerba compresi. Alois Krasenbrink ci guida nei vari capannoni da dove usciranno le nuove direttive europee per tutti i mezzi di trasporto.
Studi particolareggiati sono in corso allo IE, Intistute for Energy, dove Heinz Ossenbrink ci illustra le ricerche in corso su tutta la gamma delle energie rinnovabili e la loro efficienza. Visitiamo le installazioni del fotovoltaico: pannelli di diversa fattura e composizione dei quali si studia il rendimento energetico.
Dell’Istituto per la Protezione e la Salute del Consumatore (IHCP), abbiamo visitato i seguenti Centri di Ricerca: I materiali a contatti con gli alimenti; I metodi alternativi ai test sugli animali, in vitro anziché in vivo, I laboratori di tossicologia e quello delle nanotecnologie.
Per questioni di spazio illustreremo il primo. La ricercatrice Catherine Simoneau illustra i metodi di controllo dei materiali che sono a contatto con i cibi onde garantire che non siano contaminati dai contenitori o dagli utensili che si usano per cucinarli o quelli che si mettono in tavola. Un lavoro arduo visto che per confezionare gli alimenti vengono utilizzati circa 10.000 materiali diversi e ogni giorno le famiglie europee aprono 76 milioni di scatole di cibo. Il JRC ha più di dieci anni di esperienza nell’analisi dei materiali ed ha realizzato una banca dati con tutte le caratteristiche chimiche e fisiche di più di 400 sostanze utilizzate nella produzione dei materiali a contatto con gli alimenti e 350 metodi per analizzarli.
La ricercatrice sta analizzando oggetti plastici di importazione orientale per l’uso nelle mense dei bambini e ci mostra il degrado di mestoli a contatto con il sugo di pomodoro e cucchiaini di metallo che a contatto con l’aceto perdono la cromatura. Materiale ovviamente non adatto all’uso e che non supera i test per l’importazione. Le analisi vengono estese a tettarelle e biberon fatti in plastica o materiale similare.
Nel corso di una verifica sulla sicurezza delle confezioni degli alimenti per i bambini, il JRC ha scoperto che il coperchio dei vasetti di vetro rilascia nel cibo quantità inaccettabili di plastificanti. Anche i contenitori alimentari di plastica riciclata per ridurre i rifiuti sono stati sottoposti a studi per assicurarsi che nelle bottiglie o sulle vaschette non rimanessero residue di sostanze chimiche utilizzate per la pulizia.
Per saperne di più su tutte le attività di ricerca del Joint Research Centre o Centro Comune di Ricerca di Ispra vi invitiamo a visitare il loro sito:
www.jrc.ec.europa.eu, troverete anche come deve essere ecologicamente formato il terreno del vostro orto o giardino senza l’utilizzo dei fitofarmaci.
Giornalista divulgatrice scientifica
Pia Bassi
RIFERIMENTI: