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MEDITERRANEO. Da Courbert a Monet a Matisse. Sino al 1° maggio 2011. Genova - Palazzo Ducale.

Testo di Grazia Seregni e Pia Bassi


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Genova, puntando sulla qualità delle sue mostre, è riuscita a trasformare gli eventi di Palazzo Ducale in un centro di attrazione culturale di massa. Il successo continua con l’attuale esposizione dedicata al Mediterraneo che offre, attraverso 80 sceltissimi dipinti, una storica panoramica di cinque generazioni di insigni artisti; alcuni famosissimi, altri meno, ma non meno importanti per approfondire al meglio la storia dell’arte, e comprendere come interpretarono la luce, il colore e l’entroterra di questo mare. Marco Goldin, l’appassionato curatore, è riuscito ad ottenere prestiti di opere anche da riottosi collezionisti privati e non, permettendoci di vedere quadri importanti altrimenti poco noti o sconosciuti. Sulla scia di questa interessante mostra, non mancheremo di essere presenti alla prossima già annunciata dal 2 novembre 2011 al 15 aprile 2012: “Van Gogh e il viaggio. Pittura degli spazi percorsi da Turner a Gauguin a Rothko”, definita da Goldin: “la mia mostra più impegnativa”. Prevediamo pure interessantissima anche la prossima esposizione: “L’Africa delle meraviglie. Arti africane nelle collezioni italiane”, che sarà visitabile dal 31 dicembre 2010 al 5 giugno 2011. Tornando al “Mediterraneo” si tratta di un felice escursus dal quadro più “vecchio” del 1756 a opere dei primi del ‘900. Ovvero dall’età dei lumi, i primi timidi tentativi di quadri dipinti”en plein air” quando gli artisti francesi, che non potevano raggiungere Roma, sostituirono il “Grand Tour” con una “discesa” da Parigi verso Avignone per poi raggiungere il Mediterraneo senza dover varcare le Alpi. La mostra si conclude con un trittico impegnativo e caratterizzante: un Van Gogh che dipinge “immerso” in un campo di grano da dove vede sull’orizzonte la violacea-azzurra città di Arles, con sfumature rossastre: come si usa oggi nella grafica più avanzata; un Monet che illustra una Antibes percorsa dal vento mediterraneo Minstral e un Cezanne dove il paesaggio è visto non più dal suo “dentro”, ma riproduce il sentimento suscitato con un risultato che volge all’astratto, al futuro. Nel frammezzo tanta storia dell’arte: un Granet che racconta la sua fattoria e non dipinge la montagna, ma la appoggia già essenzializzata (1830!), come un fazzoletto di colore. Cezanne, ci ricorda Marco Goldin, guarderà Granet e vi prenderà spunto per una sua personale interpretazione del colore. Nella prima sala troviamo gli albori dell’impressionismo, nella seconda il pittore “animalista” Emile Loubon introduce un cielo azzurro forte, quasi profondo, scioccante e lo appoggia sul mare; ma emerge anche la contaminazione del paesaggio del ‘700 con le prime ciminiere in: “Veduta di Marsiglia da Les Aygalades in un giorno di mercato”. Non manca, nella terza sala, un Münch (1891/92; “L’Urlo” è del ‘93) che scende a Nizza per curare una depressione e cambia, come tutti quando vengono a contato con il Mediterraneo, i suoi colori. Renoire quando raggiunge il Mediterraneo esce con Cezanne, che aveva visitato l’Italia e “rincorso” Raffaello, in un mattino di febbraio insieme dipingono il medesimo paesaggio, ma con angolature, colori e interpretazioni molto differenti: uno scuro e uno luminoso, l’uno l’essenza, l’altro vuole vedere fiorire il colore. Due quadri che, nella mostra, sono felicemente affiancati. Van Gogh raggiunge il Mediterraneo un mese dopo Monet, lavorano uno ad Arles, l’altro a Var; Van Gogh incontra subito una grande nevicata e brutto tempo, ma da marzo scrive al fratello: “Il sud è il mare, ma io voglio che dal mio azzurro nascano il giallo e l’arancione..” (1888, nell’89 sarà ricoverato).

Organizzazione di Linea D’Ombra: www.lineadombra.it info@lineadombra.it tel 0422.3095 La realizzazione della mostra è anche dovuta al finanziamento di COSTA CROCIERE.




 

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