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STEFANIA BASINI

 

Stefania Basini è nata a Milano nel 1970.
Il padre, Gallese di famiglia emiliana emigrata all’inizio del secolo, le ha trasmesso la passione per l’insegnamento (era docente universitario di Inglese) e per l’arte; dalla madre, poetessa, ha appreso un linguaggio per il proprio sentire.
Appassionata insegnante di Inglese per giovani e adulti, si è trasferita nella Riviera Ligure nel 2003.

 

POETICA DELL’ AUTORE

Ho dedicato questa raccolta di poesie alla mia gente: a quella che mi ha generato e a quella che ho generato e che, insieme al mio uomo, sta generando giorno per giorno la mia esistenza, frutto di questa magica alchimia.
Sono la somma di mio padre e di mia madre, di mio figlio e di mia figlia, e di me stessa come intero unita ad un altro intero.
Le mie radici affondano nel terreno fertile di un’educazione sentimentale ricca e di un humus denso fatto di musica, arte, letteratura e, naturalmente, poesia.
Appartengo ancora ad una generazione che leggeva poesie come passatempo, godendo dei singoli versi, letti sotto gli alberi del giardino pubblico, o che inventava sonetti sconci per divertire i compagni o stuzzicare la fantasia dell’amato.
Mi è consono il tramutare in versi: il dolore, le cui “crepe” restano impresse nel cuore rendendolo un “reperto” che fa inorridire; la rabbia, per “la menzogna storica” o per chi abusa del “potere di alchimista (…) di accogliere in sé la fusione” di una vita, o dell’idea di essa;  la gioia di “poter sconfinare da me stessa”; il desiderio di “porgerti il ventre come natura comanda”, come dichiarazione di resa alla passione bruciante dell’esistenza.
La mia poesia è talvolta un “sussurato” tentativo di esprimere un’inquietudine o un sentire, quasi in punta di piedi, come per non far squietare nessuno, altre volte un gerundio imponente che non ammette repliche: “gridando”.
La mia poesia ha come tema coloro che “vivendo han steso il mio destino come un lenzuolo sul mio cammino”, e che han “trasmesso (…) l’incessante scacco all’inettitudine”; parla dei miei figli con cui sono “nata” (“siamo partiti insieme il giorno in cui nascesti al mio esistere”) e che mi danno l’energia per continuare a vivere con l’entusiasmo che mi contraddistingue (“Ti assorbo dal mio angolo di globo e ridai moto ai miei passi”), anche quando subisco delle battute d’arresto.
I miei versi parlano di un uomo con cui condivido passioni e modi e a cui chiedo, come a me stessa, di essere semplicemente “bestia innamorata” perché “il resto sono (…) imbrogli del vivere, o dei caratteri(…)”; una persona in grado di attuare la “metamorfosi” chè “con la sua bocca mi scioglie dal lenzuolo” e di stendere la mia vita su un tavolo “come una mappa per visitarne ogni luogo”.
In questo discorso il filo che unisce ogni “episodio” è la voce di mio padre, che ha “abitato la mia vita con l’intensità di una sinfonia”: “ego te absolvo, figlia”, perché quello che conta è avere “spasimo di vita”.
Perché l’unica cosa che ci rende liberi è non perdere la voce che si vuole dare al mondo.

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