Citazione:
“Ti condurrò in un luogo solitario e parlerò al tuo cuore”.
Questa frase, liberamente adattata da due versetti del profeta Osea (2,16), è incisa su una pietra ai piedi della Sacra di San Michele, stupenda abbazia romano-gotica della fine del X secolo, che si erge imperiosa sul monte Pirchiriano all’imbocco della Val di Susa, avvolta in un silenzio maestoso e solenne. Ignoriamo se il solenne silenzio di Todtnauberg abbia, e in che misura, parlato al cuore di Heidegger circa il suo incredibile coinvolgimento con l’orrore hitleriano. Towarnicki testimonia di una privata autocritica, ma non ci è possibile stabilirne la sincerità, in mancanza di una controprova pubblica. È indubbio, tuttavia, che da quel soggiorno egli abbia ricevuto un nutrimento più intimo, più esistenziale, più umanizzato. Alla Hütte, senza elettricità e senza bagno, nel cuore della Foresta Nera (lo Schwarzwald), egli ha sperimentato, come scrive Franco Toscani in questo saggio, “un nuovo modo di abitare il pianeta”. Lo stile di vita di un’esistenza parca, spartana, improntato alla semplicità monacale quasi da filosofia Zen, per affermare il senso di una vita più piena, più vera, in intima consonanza con un pensiero divenuto più saggio e più maturo. Todtnauberg è il luogo dove la quiete si lascia alle spalle il frastuono inconcludente e superficiale del mondo; un luogo poetico dove mettersi in ascolto ed accogliere, e dove, non è a caso, sono nati i suoi versi. Un luogo dove il filosofo avrebbe potuto rivelarci - è una bella e felice intuizione di Toscani- il suo cammino “verso un’etica del soggiorno” di grande modernità; di una “visione ecologica, modesta e non violenta dell’abitare”, rispettosa degli elementi primigenî e della loro sacralità, se solo avesse avuto il tempo di dispiegarsi in tutta la sua fertile pregnanza.
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